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venerdì, 31 luglio 2009
la notte piena fragante di stelle, essi vaniscono raminghi in un sospiro dietro il vetro appannato dal mio fiato.
ed é fulgida la volta nera-biancastra d'astri e nuvole grigio-arance sopra Londra. sopra Londra cupissima d'apocalisse, li vedi sbiadire sul predellino tragico mentre sul bus per Stanstead io mi stringo allo zainetto, mio unico bagaglio quasi vuoto,
quasi nudo lo stringo forte al petto
la mia casa.
Leo e Cristian si rimpiccioliscono, il corpo fragile d'angelo di Cristian tremulo di freddo sotto la giacchetta di nylon adidas degli anni ottanta, come mi ricorda giorni di settembre a Colonia davanti i bar di marchette a Neumarkt ed eravamo cosi' giovani e stupendi, ossia cosi' stupidi e stupiti, e poi avevamo sempre ragione. Pieni di occhi lucciole ed era sempre mezzanotte e il primo abbraccio del giorno nuovo il primo minuto era per noi e sembrava Un Sempre. Un Sempre dolce come eroina in vena, un Sempre falso che ti incatena all'effimero, e adesso solo segni putrefatti, resta la cancrena del ricordo.
il cielo sembrava promettere: ecco i primi minuti del giorno nuovo ecco é per voi ecco il tributo, il dono
e noi muti accoglienti come un cesto di vimini intrecciati di frutti e fiori come puttani caravaggeschi ridevamo indolenti al sospetto del giorno nuovo
Leo cinge le spalle di Cristian e nel saluto io vedo un ultimo commiato senza speranza alcuna senza Leo non vuole che Cristian si prostituisca, l'ha tolto dal marciapiede per metterlo nella strada, a dormire fra i cartoni, poi io ed Enea gli troviamo un lavoro in una pizzeria ma lui ci ha più soldi quando mendica, dice Leo, e Cristian dice io lo amo, anche se abbiamo fatto la fame e la vergogna la mattina la fila davanti la Caritas e la puzza antroce nelle camerate ma ora io conosco quella parola che noi marchette non siamo destinati a pronunciare ed io già non l'ignoro che non posso più salvarli da se stessi. ora io li penso fra cumuli o in un prato e se solo io potessi
quanto cielo sopportare negro e fulmini di amore
che li possa trafiggere ancora in luce estasi divina e devozione
per tanto amare
domenica, 26 luglio 2009
Il fiore dell'inferno, Sarà che é notte piena fra le mani e poi nel buio profondissimo lei sfiora tutti i contorni delle cose come fossero ULTIME e Definitive, ma effimere. nel delirio bricoleur chirurgico degli anni novanta, le infilano aghi di amianto sottocute per riempire il vuoto dentro, é il silicone che l' ha sfigurata, deturpata, maledette travestite estetiste, poi gonfia e lacera di ulcere un dottore le aspira il possibile e ora ha un volto concavo convesso come un quadro di Bacon, liquido e folle come una maschera di umanità sopra la testa di un robot, pare mickael jackson senza parrucca, dice maligna la Vanessa. La chiamano l'addobbo dell'inferno. ed ovviamente nessuno sa il suo vero nome, né lei si cura di chiamarsi in qualche modo ad ogni cliente si presenta con un nome diverso, non che ne abbia molti di clienti, ma tant'é. qualche camionista sonnolento qualche padre di famiglia e vecchio scapolone della Seine et Marne, che in vece di una capra ogni tanto si paga un essere umano profumato dozzinalmente, come dire la Francia Profonda. La cacciarono dal Bois de Boulogne a Parigi, e nessuno la rimpiange, poche la ricordano, ma non la cacciarono perché rubava clienti, ma perché é cosi' brutta da spaventarli. maledette travestite pericolose, e lei si apre una piazza al Bois de Ferrières, a Marne la Vallée, dove le principesse Disney la notte andavano a battere, vestite da biancaneve e cenerentole, uscendo dalle residenze per impiegati milleuristi dalle poche pretese e prospettive ma pieni di magia topoliniana. poi fornirono abiti di scena da restituire ogni giorno al costuming e la nuova generazione di cast member non ricorda più quell'epoca epica. ed é rimasta sola , a volte raggiunta il sabato da travestite parigine in trasferta, in genere sue coetanee, ogni tanto litigano e si schiaffeggiano, poi bevono e ricordano altri tempi, cose che noi profani non possiamo comprendere, nei loro idiomi di vestali ch'ti, chissà quali segreti
lei scheletrica rivestita dei feticci eterodossi: una calza smagliata al primo infrattarsi per consumare col cliente che vela un femore inguainato nella pelle flaccida, un tacco alto infangato su cui danza macabra e un reggiseno imbottito che copre i segni dell'espianto delle protesi. prende la sua gamella mangia un po' di pasta preparata il pomeriggio quando non ci sono macchine in giro, a volte due auto attendono nella piazzuola dove lei posteggia la sua pegeot sgangherata, a volte sono dentro dei figoni che potrebbero avere l'età dei suoi figli. Quando finisce lo spettacolo, lei smonta il suo apparato mette un camicione toglie la parrucca, mette tutto nel cofano, la larva di una farfalla cui hanno strappato le ali. passeggia un po' fra gli alberi sfiora le foglie carezza i rami, come fosse un'ultima volta prima di uscire di scena. tornare nel suo inferno quotidiano forse davanti la tv come una suppellettile di ceramica: vuota dentro. l'addobbo dell'inferno
martedì, 13 gennaio 2009
ecco il mondo rosazzurro che sognavi! dico a Cedric Marne la Vallée: il mondo parco-giochi che cercavi. dietro le quinte uomini con corpi da Pluto ridono con Crudelia Demon, la regina di cuori si taglia la testa e si rivela essere un uomo, teste di conigli su corpi di uomini: scivolo dentro un film di David Lynch oppure sogno? dimentico sempre di timbrare il cartellino, non ho l'abitudine dico al team leader che mi guarda come fossi un estraterrestre; andiamo a prendere i costumi e ci pagliacciamo negli spogliatoi scherzando. Cedric mi dice che il principe di Biancaneve scopa con quello di Cenerentola e che entrambi erano nei film di Cadinot non in quelli di Walt Disney; nove su dieci sono gay qui, risponde un tipo, che schifo tutti froci, é il mondo alla rovescia. Ovviamente il tipo é italiano. non rispondo, mi annoio, i pettegolezzi e i lazzi e i cazzi, i pregiudizi: c'é sempre la stessa luce malgrado sia scesa la notte? inutile fingere di essere rigorosamente normale: io e il tempo abbiamo altri piani per il mondo e abbiamo visto in faccia la follia del giorno. Nevica appena. a mensa tento di mangiare solo a volte per non dover rispondere al vuoto lessicalizzato. Nel residence della Disney dove alloggiamo per 259 euro al mese prelevati direttamente dal minimo salariale, nel corridoio tiepido fetido corrono di stanza in stanza svampiti ebbri cast member inglesi, rovinati di droga e anglofonia a oltranza, mentre fuori bufera e si inneva e si rinnova un natale da cartone animato ed io fingo di essere normale sorrido piego la piaga della mia ferita irrisolta e sorrido sono la soglia da traversare e la parola che scala montagne in notti come queste quanto cielo nero adolescente da ridere ancora con sogni in piramidi e fiori. Cedric vestito da principe della bella addormentata, Ali vestito da Aladino, tutti i puttani e gli ex pornomodelli sfilano su carri della fantaillusione Vendiamo sogni come fossimo pusher Il lavoro é Ali' che ce lo ha procurato, un contratto a termine per la multinazionale del sogno. Ecco il mondo rosazzurro che sognavi da bambino, dentro un cofano d'auto legato colla corda della persiana messo nudo in mezzo al bosco, picchiato a sangue da tuo padre. Cedric vestito da principe: corriamo dietro il bianconiglio? Chiede piu' tardi, dopo il lavoro, rientrando al residence, camminiamo sopra il laghetto gelato, scivoliamo, scricchiola, ci tiriamo palle di neve fingo di essere normale eppure ridere al giorno finto dei lampioni traversando il paesaggio innevato sopra un lastra di ghiaccio senza paura di sprofondare eppure
domenica, 07 dicembre 2008
con mani adolescenti contro il vento del mattino, dal vetro gelato dell auto in ghirigori muove le dita, come suonasse un piano una musica come stesse dirigendo l´orchestra dell alba , il farsi lento e sornione del giorno puttano sotto il cielo di Parigi
Parigi IERI
Cedric vestito di luce, nudo e eretto contro l abat jour fioca accesa nella stanza d´hotel, il cliente vuole un numerino. Sulla route de Souresnes a Porte Dauphine la notte si ricopre di un manto di cristallo, poi il tipo imbarca Cedric e parte, fa una vasca allee retour e passa a prendermi... il cliente vuole un attivo e un passivo, mi fa lui civettuolo.
con mani adolescenti contro il vento gelido dell alba Cedric disegna ghirigori e dirige un´orchestra immaginaria tutta nella sua testa. L-autoradio del cliente non funziona bofonchia stride, poi mette un cd di musica pop, tutto secondo copione.
Nella stanza d´albergo odore di sigarette spente dietro il termosifone, questo tutto ció che ricordo, a parte l´abat-jour un nero d ombra alla parete, e poi Cedric che esce dal bagno e mi dice
ho voglia di zucchero filato
io mi chiedo che tipo di droga sia, e dove possiamo trovarla.
poi realizzao che il tipo parla proprio dello zucchero filato quello delle fiere. e nel seguente istante, nell attimo esatto in cui, eretto e nudo, il suo corpo adolescente eclissa l abat jour lo vedo vestito di luce
suo padre lo aspetta ancora nel villaggio del pas de calais, bottiglia in mano e sbarra di ferro nell- altra e lui a 17anni a maggio ha avuto oggi il suo battesimo di luce? lo picchiava colla sbarra, gli infilava la testa nel cesso, lo legava e infilava nel cofano e lo lasciava in mezzo al campo a dieci chilometri da casa e se non rientrava a tempo ricominciava, fino al giono in cui ha trovato un passaggio in direzione opposta ed ha scoperto Parigi. La madre sbadata che scivola continuamente in cucina ricoperta d ematomi, la sacra famiglia tradizionale insomma.
Vorrei un mondo rosazzurro dagli angoli antitaglio per non farsi male mai. un mondo asilo nido dagli angoli smussati per non ferirsi mai. per tutti i bambini vestiti di luce.
lunedì, 25 agosto 2008
Nudo e vergine all’altare io feticcio meticciato col desiderio di morte;
comincio a caricare casse, ho solo le scarpe da ginnastica e una teca trasparente in mano, e dentro una strana lucertola imbalsamata,
Il tipo vuole un fantasma di caricatore nudo la schiena sgocciola dopo un quarto d'ora e il suo atelier a Porte de Clichy olezza d’olio e formaldeide e naftalina e alcool e merda.
la mia sulla tela
Le pareti chiazzate di rosso raccontano troppo o troppo poco ?
Sposto le casse piene di quadri e mostri imbalsamati lucertole con code di volpe e volpi con denti di giaguaro e pezzi anatomici di ceramica smaltata.
Il cazzo barzotto di viagra perché il grosso porco artistoide imbalsamatore abbia una chanse di prenderla in culo ;
nel fondo del suo culo d'artista quotato
c'est de la merde bon sang, te rends pas compte, conard?
Le foto scattano flash di me ombra nella notte le finestre schermate e la porta blindata e il capannone industriale abbandonato adattato ad atelier d’artiste;
Il servizio fotografico me lo paghi a parte :
In una c’é solo un piede, nell’altra un orecchio
Mi sta vivisezionando per puzzlelarmi con altre vittime
La notte semina misteri ed io svengo di lava in vena
vengo fluido e spesso sulla sua tela bianca
anche quest’opera é esposta
anch’ essa gratuita e con un prezzo nascosto altissimo
come la vita
Parigi lungo il sedicesimo le facciate sontuose dicono amami, poi arrivo al 17 e salgo su per i cinque piani a chiocciola di legno fradicio e nella micro-stanzetta otto metri quadri col cesso alla turca sul pianerottolo da cameriera nubile vestita a lutto nei giorni di festa, guardo le case sfacciate di lusso della puttana borghese e dico
Parigi val bene una messa
e che mangino croissant
Che non sia quella del mio funerale.
en ce cas-là
adieu, bande d'enfoiré
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